Bio Bag: l’utero artificiale che in futuro potrebbe aiutare i neonati prematuri

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Un team di ricercatori americani è riuscito a realizzare il primo utero artificiale, che è stato nominato” Bio bag “.E’ un contenitore riempito con un liquido che mima il liquido amniotico ed è stato testato su agnellini. Potrebbe salvare i neonati nati dalla 23esima settimana.

Ha il suo liquido amniotico che permette di respirare attraverso i polmoni e il cordone ombelicale che consente di filtrare il sangue dopo che ha nutrito i tessuti.

La sacca è collegata con l’esterno in due modi: da un lato con le condutture per il fluido amniotico che riproduce quello dell’utero materno, dall’altro con quelle per il cordone ombelicale, un tubo contenente una vena e due arterie artificiali che collegano il feto a un ossigenatore per il sangue (i feti non respirano mentre si trovano dentro l’utero) che sostituisce la placenta della madre: da lì passa il sangue contenente il nutrimento per il feto. Nel sistema è il cuore del feto che fa circolare il sangue, non una pompa esterna.

L’esperimento per verificare l’efficacia dell’utero artificiale è stato fatto con otto agnelli nati con parto cesareo dopo solo 110 giorni di gestazione, l’equivalente di ventitré o ventiquattro settimane per una gravidanza umana: il periodo di tempo minimo che un feto deve trascorrere nell’utero materno per sperare di sopravvivere al di fuori.

Gli agnelli hanno passato quattro settimane all’interno dell’utero artificiale prima di “rinascere” e cominciare a vivere nel mondo esterno; inizialmente hanno respirato grazie a un respiratore artificiale. Degli otto agnelli usati per l’esperimento, molti sono stati soppressi poco tempo dopo la loro seconda nascita perché i ricercatori potessero studiare gli effetti della permanenza nell’utero artificiale sul loro sviluppo fisico: uno di loro è ancora vivo, però, e ora ha più di un anno.

La strada per arrivare a un sistema simile per i bambini prematuri è ancora lunga e ci sono molte cose da verificare sulle conseguenze della permanenza in un utero artificiale. Secondo Alan Flake, il capo dei ricercatori che hanno lavorato all’utero artificiale, serviranno almeno tre anni perché l’utero artificiale possa essere testato in via sperimentale sui bambini.

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