Preeclampsia (o gestosi): sintomi, cause, cure e come prevenirla

0
434

La preeclampsia, conosciuta anche come “gestosi”, è una patologia tipica della gravidanza, ed essendo un disturbo serio, non va sottovalutato, sia per la salute della mamma, che anche per quella del bambino.

Solitamente si manifesta dopo la ventesima settimana di gravidanza, e in Italia colpisce circa l’8/9 per cento delle donne incinta.

Con che sintomi compare la preeclampsia?
Il principale sintomo della preeclampsia è l’aumento della pressione sanguigna. Questo si manifesta con un gonfiore diffuso, agli arti, al viso, alle caviglie. A questo si accompagna le ritenzione dei liquidi, con conseguente aumento di peso. Altri sintomi possono essere mal di testa, vertigini, dolori addominali e nausea.

Talvolta, questi sintomi vengono scambiati per semplici disturbi legati alla gravidanza: qualora si presentino, è invece bene non sottovalutarli, ma rivolgersi al medico per verificare che non nascondano un principio di gestosi.

Il medico potrà quindi prescrivere l’analisi delle urine, per verificare la proteinuria, ovvero il livello di proteine presenti. Una quantità sopra la norma potrebbe infatti essere indizio di preeclampsia, e solo dopo la diagnosi si potrà ricorrere a una eventuale cura.

Quali le cause?
Purtroppo non sono ancora chiare le cause di questo disturbo della gravidanza. La ricerca scientifica sta tutt’ora indagando per arrivare a risposte certe, che possano chiarirne l’origine. Uno dei meccanismi ritenuti ad oggi possibili responsabili di questa patologia è di natura genetica, ovvero l’insulinoresistenza.

L’alterazione metabolica nell’assorbimento degli zuccheri, che solitamente aumenta in gravidanza, sembra essere associata alla preeclampsia.

A questo, è connesso l’aspetto dell’insufficienza placentare: le condizioni della placenta – legate anche all’età della donna – possono influire sulla pressione sanguigna e di conseguenza sul corretto sviluppo del feto. La placenta, infatti, è il mezzo di trasmissione di ossigeno e complementi nutritivi al bimbo. Il suo malfunzionamento può condurre a gravi rischi, come un parto prematuro o, nei casi più estremi ritardi nello sviluppo o arresto della crescita del feto.

Tra i fattori a rischio individuati che possono predisporre la donna alla preeclampsia, sicuramente ci sono l’obesità, il diabete e l’età. Anche l’aver già soffferto di preeclampsia, o il fatto che ne abbiano sofferto mamme o sorelle, può essere un campanello d’allarme per indurci ad approfondire i controlli.

Come curarla?
Essendo le cause di questa patologia non del tutto definite, anche le cure sono ad oggi ancora in via sperimentale. Proprio per questo, è importante una diagnosi precoce, che permetta di arginare il più presto possibile le complicanze che possono generarsi da questo disturbo.

 

Esiste tuttavia un recente studio che dimostra l’efficacia di un farmaco – l’aspirina – su questo disturbo. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “New England Journal of Medicine”, al quale ha dato il suo contributo anche il Policlinico di Milano, ha potuto dimostrare – tramite un test effettuato su quasi 1800 donne – che la somministrazione di una dose di aspirina pari a 150mg è in grado di ridurre il rischio di parto a termine del 62%. Anche l’eparina a basso peso molecolare ad effetto anticoagulante può essere un utilizzata nella cura della gestosi: è sempre consigliabile, per le mamme a cui viene diagnosticato questo disturbo, rivolgersi a centri altamente specializzati, dotati di unità di terapia intensiva materna e neonatale, che sapranno prendere in esame ogni caso specifico e ricorrere alle cure più adeguate.
Con il parto, la patologia scompare naturalmente, e nel giro di poco tempo, i parametri della donna tornano ai loro normali valori.

Che prevenzione attuare?
Proprio in base allo studio effettuato anche dal Policlinico di Milano, viene suggerita alle donne con maggiori fattori di rischio gestosi l’assunzione di una aspirina a basso dosaggio, oltre che a sottoporsi a un controllo costante per verificare l’andamento della pressione arteriosa.

Tra gli esami suggeriti per stimare il rischio di una possibile insorgenza, si consiglia la flussimetria delle arterie uterine: un’alterazione nei flussi del sangue uterino infatti, nel 50% dei casi, si rivela indizio del possibile sviluppo della gestosi gravidica.
Proprio per questo, risulta evidente come una stretta sorveglianza delle donne a rischio è a tutt’oggi il fattore principale di prevenzione della patologia.

E tu cosa ne Pensi? Lascia un Commento!

Please enter your comment!
Please enter your name here