I primi movmenti fetali

0
104

Per ogni madre la gravidanza rappresenta un momento magico, quasi di sospensione temporale, in cui alle speranze e alle aspettative per il futuro si associano i timori e il nervosismo del presente.

 

Perché se da una parte si ha la consapevolezza che il proprio corpo sta dando vita a qualcosa di meraviglioso, dall’altra non si vede l’ora di entrare in contatto con questa incredibile, nuova realtà.

 

Non è un caso se è chiamata ‘’dolce attesa’’: tutte vorremmo goderne ogni singolo secondo ma, allo stesso tempo, siamo terribilmente impazienti.

 

Le cause di questa insofferenza sono molteplici ma, forse, la più sentita non è poi così difficile da indovinare: l’attesa del momento in cui finalmente si percepiranno i primi movimenti del bebè, che rappresentano il primo vero contatto con lui.

 

E’ forse una delle tappe più emozionanti e affascinanti della gravidanza, quando si avvertono i calcetti e le capriole con cui non solo una madre sente il proprio bambino ma anche che lui impiega per comunicare con lei.

 

Al di là di quanto possa sembrare scontato però, molte donne hanno domande a questo riguardo perché non sono mai così netti e definiti né così semplici da distinguere.

 

Sarebbe forse allora interessante imparare a conoscerli, un po’ per sapere cosa aspettarsi e un po’ per sapere quando aspettarselo.

 

Vengono percepiti molto soggettivamente: alcune li paragonano a un battere di ali, altre al battito di un cuore, altre ancora dicono di essersene rese conto solo in un secondo momento mentre prima pensavano a movimenti intestinali.

 

Inizialmente le mosse del bimbo si percepiscono saltuariamente e in modo inaspettato e non tutti i giorni necessariamente.

 

Dopo la ventesima settimana diventano invece manifestazioni abituali , soprattutto la sera o la mattina presto, cioè quando si è più rilassate.

 

Nel linguaggio medico sono definiti MAF (ovvero movimenti attivi fetali), indicati con questa sigla anche sulle ecografie svolte per indicare che durante l’esame ci sono stati dei movimenti visti dal ginecologo sullo schermo nel corso della visita, anche se magari la madre non li ha percepiti. Qualche volta è perfino possibile trovare un intero tracciato nell’esito dell’esame.

 

Ma allora quanto la madre può iniziare a sentire questi movimenti? Non tutti lo sanno: non c’è in realtà una data precisa in cui tutte le donne possono percepire il bambino che scalcia.

 

Nella pratica, il feto comincia a spostarsi nella pancia abbastanza presto (ben prima del quarto mese) ma è troppo piccolo e i suoi movimenti non abbastanza ampi per poter essere recepiti.

 

Si può dire che, statisticamente, questo accade tra il quarto e il quinto mese di gravidanza (16°-20° settimana) quando le sue dimensioni iniziano ad aumentare.

 

Tra la sedicesima e la diciassettesima settimana il piccolo comincia ad eseguire movimenti semplici come portare le mani alla bocca e intorno alla diciottesima settimana inizia a muovere i piedi, usandoli per fare leva sulle pareti dell’utero e spingersi.

 

Le tre settimane di differenza sono dovute a diversi fattori: per esempio se la madre non è abituata a prestare attenzione al suo corpo, come accade nella grande maggioranza dei casi.

 

In altri casi, le differenze che portano una madre ad identificare un movimento dopo un’altra riguardano lo stile di vita: una donna che conduce una vita tranquilla con momenti di pausa e rilassamento avrà più probabilità di avvertire calci o capriole, così come una donna che abbia un livello di stress alto risulta più ostacolata nel percepire i movimenti del suo piccolo (in condizioni di agitazione i muscoli uterini risultano più contratti, così come quelli di tutto il resto del copro).

 

 

Infine è l’esperienza a venire in aiuto alle madri: una donna che sia alla seconda o terza gravidanza naturalmente sarà più portata a sentire precocemente i movimenti del feto, in quanto più rilassata (affronterà la gravidanza in modo più consapevole e sereno, perché saprà cosa la attende).

 

Per determinare movimenti e ritardi nei movimenti, va infine tenuta presente l’indole del bambino stesso: prima ancora di nascere infatti ciascun bebè ha un suo carattere che, attraverso la percezione degli spostamenti, la madre impara a conoscere per entrare in sintonia con lui.

 

Man mano che il bambino cresce nel pancione, disporrà di uno spazio sempre più piccolo e non riuscirà a ruotare su sé stesso: si limiterà a stendere e piegare gli arti, inarcare la schiena e ruotare la testa.

 

Negli ultimi tre mesi precedenti il parto i movimenti del feto durante il giorno cambiano: il ritmo sonno/veglia del piccino, che prima coincideva con quello materno, si fa indipendente.

 

Può capitare allora che lui dorma mentre la madre è sveglia o viceversa, per cui non si avvertirà per ore semplicemente perché sta riposando, mentre di notte la sveglierà con la sua agitazione.

 

Infine pugni e calcetti non sono soltanto un momento di profonda tenerezza per entrambi i genitori ma anche un segno di vitalità e benessere: basti pensare che prima dell’avvento dell’ecografia e delle altre tecniche diagnostiche poco invasive questo era uno l’unico indizio a disposizione per sapere se la gravidanza procedeva bene.

 

 

Ci dicono che il piccolo è attivo e risponde bene agli stimoli: qualche volta può capitare di ricevere un calcio o un pugnetto di protesta come davanti ad un rumore improvviso che lo abbia spaventato o perché sia lui che la madre si trovano in una posizione scomoda (come un invito a cambiare posto!). In questo modo madre e bambino imparano ad entrare in sintonia: alcune donne riescono a giocare con i loro bebè ad esempio tamburellando con le dita delicatamente sul pancione per ascoltare una risposta.

 

 

I primi movimenti del feto nella pancia insomma non sono solo un modo per valutare il benessere del nascituro o per comunicare con lui, ma anche e soprattutto per emozionarsi.

E tu cosa ne Pensi? Lascia un Commento!

Please enter your comment!
Please enter your name here