Epidurale: quando si può fare, come funziona, rischi e benefici

L’epidurale o anestesia “peridurale” è una forma di anestesia applicata a livello loco-regionale alle donne durante il parto per diminuire o ridurre la percezione del dolore mantenendola allo stesso tempo cosciente. 

 

Tuttavia, l’epidurale viene effettuato anche in caso di interventi chirurgici come quelli sul ginocchio o sull’anca o in caso di fratture di costole o torace.

Quando si fa l’epidurale
Le donne incinta che prevedono di richiedere l’epidurale devono effettuare circa 3 mesi prima del parto una visita anestesiologica in cui devono presentare degli esami, soprattutto analisi del sangue come l’emocromo e la protrombina.

 

Infatti, l’anestesista deve prima accertare che la donna sia in buone condizioni fisiche prima di procedere all’esecuzione del trattamento in fase di travaglio. 

 

Gli studi scientifici hanno dimostrato che non esiste un momento esatto in cui si deve somministrare l’epidurale. In generale, l’ostetrico e l’anestesista si devono basare sulla richiesta della partoriente e sull’andamento delle contrazioni.

 

Lo specialista anestesista effettua l’epidurale nel momento in cui la donna entra nella fase di travaglio e ha una dilatazione minima di 3 o 4 cm. Invece, quanto alle contrazioni queste devono avere una frequenza di almeno 2 oppure 3 ogni 15 minuti.

 

Poco prima di fare l’anestesia epidurale è necessaria una visita dell’ostetrico e, se lo ritiene opportuno, l’ostetrico può autorizzarla prima di aver raggiunto la dilatazione minima oppure dopo aver raggiunto una dilatazione maggiore.

 

Come viene somministrato l’epidurale
La paziente si deve mettere su un fianco e, nel frattempo, l’anestesista deve disinfettare la schiena. La posizione sul fianco aiuta ad evitare complicazioni oltre a migliorare significativamente l’efficacia dell’epidurale.

 

L’anestesista effettua l’epidurale attraverso un ago inserito a circa 4 o 5 cm sotto pelle attraverso un sottile catetere, un tubicino di plastica, inserito nella regione lombare, la zona compresa tra il canale osseo della colonna vertebrale e la dura madre. Il catetere viene fissato con un cerotto dall’anestesista per fare in modo che rimanga in posizione.
In generale, l’epidurale richiede 10 o 15 minuti prima di raggiungere l’efficacia completa e potrebbe richiedere alcuni aggiustamenti.

Come funziona l’epidurale
Una volta somministrato l’epidurale la donna non percepisce il dolore connesso alla contrazione uterina. Tuttavia, rimane completamente cosciente e controlla pienamente tutta la sua muscolatura. Nel momento del parto, quindi, partecipa con le spinte e i movimenti espulsivi necessari per la nascita del bambino.

I rischi dell’epidurale
Le controindicazioni e i rischi all’esecuzione dell’anestesia epidurale sono pochi. In particolare, la maggior parte delle donne non riscontra alcun problema. Ma in alcuni casi, tuttavia, le donne con gravi forme di scoliosi o affette da malattie emorragiche o neurologiche nell’area della colonna vertebrale dove si inserisce l’ago dell’epidurale.

 

Molto spesso in questi casi l’anestesista esprime un parere contrario all’epidurale.
Quanto, invece, alle controindicazioni o conseguenze successive all’epidurale si conta che ne soffra circa l’1% delle donne sottoposte al trattamento.

 

La maggior parte delle donne soffre di un forte mal di testa che dura due o tre giorni al massimo e migliora significativamente con il riposo.

 

Questo capita in particolare quando l’anestesista punge accidentalmente con l’ago la membrana durale.

 

Inoltre, nei giorni seguenti al parto la donna potrebbe avvertire un dolore molto forte nell’area in cui è stato effettuato il trattamento anestetico e riscontrare un aumento della temperatura corporea. Si tratta di manifestazioni passeggere che possono essere trattate su consiglio del medico curante.

 

Alcune donne successivamente all’epidurale fanno fatica a utilizzare la funzione della minzione e, quindi, molto spesso vengono aiutate con l’inserimento di un catetere.

 

Molte donne riscontrano poi un prolungamento della seconda fase di travaglio e, in fase di parto, hanno bisogno di una maggiore assistenza dall’ostetrico per sapere quando e con quale forza spingere per facilitare la nascita del neonato.

 

Molto rare sono le altre controindicazioni possibile come una reazione allergica al farmaco oppure un ematoma peridurale.

I benefici dell’epidurale
I vantaggi solitamente associati all’anestesia epidurale sono l’ottenimento di un maggiore sollievo in caso di travaglio prolungato. Inoltre, alleviare soprattutto il dolore nella fase del parto aiuta la donna a ricordare l’esperienza come positiva e meno traumatica.

 

Un altro beneficio dell’epidurale è il fatto che consente alle donne partorienti di rimanere completamente coscienti e di partecipare in modo attivo al momento del parto.

 

Infine, i benefici si riscontrano anche nella fase del recupero post-parto in quanto, secondo gli studi scientifici effettuata, le donne che ricorrono all’epidurale raggiungono più rapidamente il sollievo completo.

 

L’epidurale poi aiuta a gestire meglio la stanchezza e l’irritabilità associata alle contrazioni del travaglio. 

 

Infatti, viene consigliata la somministrazione di questo anestetico soprattutto in caso di un travaglio particolarmente doloroso oppure protratto.

 

L’anestesia epidurale fa perdere la sensibilità alle gambe. Ma, tuttavia, in caso questo effetto non piaccia alla partoriente si può richiedere l’epidurale mobile, che non toglie la sensibilità alle gambe e non fa avvertire alcuna sensazione di intorpidimento o pesantezza alle gambe.

 

Questo tipo di anestesia consente di fare movimenti di qualsiasi tipo e, laddove sia necessario, si possono aggiungere ulteriori dosi del farmaco per prolungare l’effetto.

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