Scuola e Famiglia: una sinergia non sempre perfetta

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Oggigiorno assistiamo frequentemente a fatti di cronaca che riguardano il rapporto tra gli insegnanti e gli alunni. Ripetuti episodi di violenza riportati sui social network, dove alunni affrontano a viso aperto gli insegnanti, talvolta arrivando anche alle mani, con l’arroganza di chi è convinto di poter offendere o aggredire fisicamente un insegnante e passarla liscia. Magari solo per vantarsi con gli amici della bravata appena compiuta.

Spesso, si è parlato della mancanza di rispetto da parte degli alunni, ma in realtà è essenzialmente la figura educativa dell’insegnante ad essere messa in discussione. Il docente, prima ancora di preoccuparsi dell’istruzione e dei programmi ministeriali da portare a termine dovrebbe instaurare un rapporto di rispetto, in primis con i propri alunni e poi con le loro famiglie. Perché quegli episodi vergognosi di cui si sente tanto parlare in televisione, sono sicuramente figli della mancanza di rispetto reciproco che dovrebbe invece essere alla base di un buon rapporto alunno-docente.

Fino a qualche decennio il personale docente lavorava con più serenità, ricevendo l’appoggio delle famiglie senza che mettessero minimamente in discussione i suoi metodi di insegnamento ed educativi.

Tanti sono i racconti dei nostri nonni e genitori in merito alla loro carriera scolastica e alla loro soggezione nei confronti dei docenti. Oggigiorno, invece, un po’ perché il numero degli studenti per classe è decisamente aumentato, un po’ perché nelle classi si è venuta a creare una certa multiculturalità, il docente deve sostituirsi alla famiglia ed impostare un determinato tipo di educazione, che tra le mura domestiche viene a mancare. E spesso e volentieri, questo tipo di intervento suscita un certo fastidio. Oppure, in alcuni casi, genitori troppo esigenti, ossessionati dal successo del proprio figlio da raggiungere ad ogni costo, non accettano di buon grado il voto di un’interrogazione e si scagliano contro il docente.

I ragazzi moderni vivono oggi in un mondo in cui o si è belli e perfetti o non si è nessuno, per cui la delusione per un voto basso non viene digerita, e viene addirittura percepita come un fallimento. Sicuramente ciò che più conta a livello scolastico e che lo studente svolga senza troppe pressioni il proprio percorso, riuscendo in tal modo ad esprimere al meglio le proprie potenzialità per ottenere buoni risultati. E per realizzare tutto ciò, è necessaria la collaborazione costante tra scuola e famiglia. Com’è noto, i rapporti tra genitori e docenti si allentano sempre di più durante la crescita del ragazzo, fino a limitarsi ai soli colloqui negli ultimi anni delle scuole superiori e questo favorisce l’alimentarsi delle incomprensioni tra docenti e genitori.

Come dicevamo, fino a qualche decennio fa nessun genitore avrebbe avuto da ridire su un voto o su una decisione di un docente. Il genitore è consapevole del fatto che il figlio subirà nella scuola varie influenze che ne plasmeranno il carattere e lo aiuteranno a crescere per trovare il proprio posto nella comunità, ma è sempre pronto ad intervenire in sua difesa, ostacolando questo processo di crescita e limitando l’autonomia nelle decisioni dell’alunno. Se il ragazzo capirà che potrà essere difeso contro ogni decisione, finirà per correre dalla famiglia a lamentarsi per ogni voto mancante, anziché provare da solo ad impegnarsi per migliorare la propria situazione. Il risultato finale sarà quello di avere due sistemi, scuola e famiglia, sulla difensiva reciproca, tenendo presente che sia la scuola che la famiglia hanno alla base obiettivi educativi molto differenti tra loro. I dissidi sul piano educativo tra i docenti e le famiglie lasciano sempre questioni irrisolte dove ognuna delle parti è convinta di essere nel giusto, non ammette l’errore e non si sforza di venire incontro all’altro per risolvere il problema. Ma se l’alunno ha un problema queste divergenze devono essere superate, anche attraverso un percorso mediativo di dialogo e confronto, perché in questi conflitti non ci sono vincitori, ma solo vinti. E a farne le spese e soprattutto l’alunno.

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