La comunicazione aumentativa alternativa in età evolutiva

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Si stima che più del 2% della popolazione italiana tra 0 e 18 anni d’età presenti un disturbo della comunicazione e che più dello 0,5% presenti disabilità complesse della comunicazione in età evolutiva.

Ciò significa che in Italia i bambini e i ragazzi affetti da disturbi della comunicazione, di gravità variabile, transitori o permanenti, sono circa 50.000. Ciò interferisce in modo significativo con lo sviluppo cognitivo e relazionale del bambino e quindi sullo sviluppo del pensiero e delle relazioni, dell’apprendimento e delle interazioni sociali.

Per questa ragione è di fondamentale importanza intervenire fin dai primissimi stadi in cui si presentano le difficoltà di comunicazione, tenendo conto che prima si intraprende un percorso per affrontare tali difficoltà e migliore sarà l’esito finale, fino ad arrivare ad una completa risoluzione delle problematiche presentate.

Uno degli strumenti utili a tal fine è rappresentato dalla Comunicazione Aumentativa Alternativa (acronimo CAA), definita dall’American Speech-language Hearing Association come “…ogni comunicazione che supporta il linguaggio verbale o lo sostituisce quando questo non è funzionale; è un’ area della pratica clinica che cerca di compensare la disabilità temporanea o permanente di persone con bisogni comunicativi complessi”.

Si tratta di un insieme di strumenti – conoscenze, tecniche, strategie, ausili tecnologici e non – in grado di facilitare la comunicazione nelle persone che presentano difficoltà comunicative temporanee o permanenti.

Si definisce “aumentativa” in quanto non sostituisce bensì incrementa e potenzia le possibilità comunicative individuali e “alternativa” in quanto è alternativa al linguaggio verbale.
Si consideri che la comunicazione aumentativa viene utilizzata quotidianamente da tutte le persone senza, tuttavia, che ne siano consapevoli. Si tratta della comunicazione non verbale – la gestualità, la mimica facciale, la postura corporale, le espressioni del viso – che, anche in assenza delle parole, trasmette determinati messaggi all’interlocutore; ma anche strumenti scritti come biglietti, note, liste fungono da comunicazione.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa nasce negli anni Settanta in Canada e negli Stati Uniti in ambito prettamente medico per trattare disturbi causati da paralisi cerebrali infantili e gravi disturbi di espressione.
Si struttura, poi, negli anni Ottanta con la nascita dell’Associazione Internazionale di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (ISAAC), composta da professionisti, utenti e familiari di questi ultimi. Negli anni Novanta gli ambiti di intervento si espandono includendo anche i disturbi transitori, l’intervento in terapia intensiva e il ritardo mentale gravissimo e contestualmente mette radici anche in Italia.

Un sistema di CAA è una sorta di “decodificatore immediato continuo e reciproco” tra il linguaggio del bambino e quello dell’adulto.
A tal fine possono essere utilizzati sistemi di simboli, in cui ciascuna immagine è accompagnata dalla parola che la descrive e la rappresenta, per renderla chiaramente identificabile e comprensibile. Il bambino, ad esempio, può così riconoscere e indicare il simbolo mentre l’adulto legge la parola corrispondente.
In casi di grave disabilità possono essere utilizzati speciali registratori digitali programmati ad hoc per prestare la voce alla persona incapace a pronunciare le parole, o dispositivi informatici consentono di leggere o scrivere anche a coloro che non ne sono in grado.

L’importante nello scegliere lo strumento più utile è tenere conto della particolare situazione che necessita di un intervento di questo tipo, nel rispetto dell’individualità ed unicità del bambino cui è destinato. Per un risultato ottimale, inoltre, è fondamentale che il sistema possa essere flessibile in modo tale da seguire il percorso di crescita ed anche il suo andamento, assecondando i fisiologici bisogni di crescita del bambino.

Per ultimo, ma non meno importante, ogni intervento non può non prendere in considerazione il contesto relazionale e di vita del bambino e deve coinvolgere in modo attivo tutti i membri della famiglia e tutte le figure significative della sua vita, insegnanti compresi.

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